{"type":"video","version":"1.0","html":"<iframe src=\"https://www.loom.com/embed/daa5f9088fce4cd2bdc8c6dee38ab41c\" frameborder=\"0\" width=\"1280\" height=\"960\" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen></iframe>","height":960,"width":1280,"provider_name":"Loom","provider_url":"https://www.loom.com","thumbnail_height":960,"thumbnail_width":1280,"thumbnail_url":"https://cdn.loom.com/sessions/thumbnails/daa5f9088fce4cd2bdc8c6dee38ab41c-00001.gif","duration":1351,"title":"6. Eneide 2, 624-633","description":"Correzione. Al v. 631 congemuit e traxit non\nsono da interpretare come perfetti gnomici. Il tempo perfetto dipende qui dalla\nprecedente congiunzione donec (v. 630)\ne i vv. 630-631 possono essere tradotti letteralmente in questo modo: “finché (l’orno),\nvinto a poco a poco dai colpi (volneribus),\nha emesso l’ultimo gemito (supremum\ncongemuit) e, divelto (avolsa), è\ncaduto rovinosamente (traxit ruinam)\nsui gioghi”. Una volta giustificata la presenza del tempo perfetto, nella\ntraduzione definitiva possiamo rendere congemuit\ne traxit al presente, comunque\naccettabile in italiano."}